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L'APPELLO DEGLI OPERATORI SANITARI E SOCIALI PER IL SI AL REFERENDUM
Noi operatori sanitari e sociali e del volontariato votiamo convintamente Sì alla Riforma Costituzionale perché:

Siamo convinti che la riforma renda più efficace ed efficiente la funzione legislativa: con il superamento del bicameralismo paritario e l'attribuzione al senato, ridotto nei numeri e nei costi, della funzione di rappresentanza degli enti territoriali sarà possibile legiferare con maggiore celerità e limitare l'uso improprio dei decreti urgenti e i continui voti di fiducia
L 'attuale farraginosità dei processi decisionali più che essere garanzia di democrazia è fonte di immobilismo ed ingovernabilità. Con la Riforma, il Senato diventa la sede di reale rappresentanza degli enti territoriali e sarà costituito da 95 senatori espressione delle realtà locali e da 5 senatori indicati dal Capo dello Stato non più in carica a vita: in tal modo i rappresentanti degli Enti Locali possono decidere quali siano gli interessi in gioco prima che le leggi entrino in vigore e fungere da cerniera fra lo stato e le autonomie territoriali. I senatori sono eletti dai consigli regionali in conformità alle scelte degli elettori in modo proporzionale al peso politico di ciascun partito. Il Senato può decidere di chiedere modifiche alle leggi approvate dalla Camera, ma entro tempi brevi e certi.

Sono stabiliti i campi in cui il Governo non può fare decreti e si vieta la loro reiterazione in caso di decadenza e ciò permetterà al Parlamento di tornare ad essere il luogo centrale di formazione delle leggi e si ridurrà la pratica dei voto di fiducia e dei maxi-emendamenti. Gli articoli della Costituzione che riguardano le funzioni del Governo e del Presidente del Consiglio non vengono modificati. La riforma, inoltre, stabilisce l’obbligo di partecipazione alle sedute della Camera.
Ci sembra che con la riforma vengano ridotti i costi della politica semplificando le strutture della rappresentanza popolare senza limitare la partecipazione e garantendo meglio il ruolo delle minoranze.
I senatori passano da 315 a 100 e non percepiranno indennità; il CNEL verrà abolito, e con esso i suoi 65 membri; i consiglieri regionali non potranno percepire un’indennità più alta di quella del sindaco del capoluogo di regione e i gruppi regionali non avranno più il finanziamento pubblico; le province saranno eliminate dalla Costituzione. Allo stesso tempo si amplia la maggioranza necessaria per eleggere il Capo dello Stato (da quella assoluta dei parlamentari a quella dei 3/5 dei presenti) e si introduce lo statuto delle opposizioni nelle camere.

Riteniamo che la nuova normativa porti ad un chiarimento nel rapporto tra Stato e Regioni definendo con maggior precisione i ruoli di ciascuno riducendo così i numerosi e nefasti conflitti ad oggi in corso.
Con la riforma si chiarirà e si semplificherà il rapporto tra Stato e Regioni; con l’eliminazione delle cosiddette “competenze concorrenti”, ogni livello di governo avrà le proprie funzioni legislative. Si eviterà finalmente la confusione e la conflittualità tra Stato e Regioni che ha ingolfato negli scorsi 15 anni il lavoro della Corte Costituzionale.
Materie come le grandi reti di trasporto e di navigazione, la produzione, il trasporto e la distribuzione nazionale dell’energia o la formazione professionale saranno di esclusiva competenza dello Stato. Alle Regioni, oltre alle competenze proprie (come l’organizzazione sanitaria, il turismo o lo sviluppo economico locale), potranno essere delegate altre competenze legislative.

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